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Bucci parla di “opportunità” nella crisi in Medio Oriente, pioggia di critiche, i progressisti lo accusano di cinismo e sciacallaggio

Dopo le parole del presidente della Regione sulla capacità della logistica di riorganizzarsi anche durante le crisi internazionali, attacchi da Pd, Avs e M5S e difesa d’ufficio da parte della maggioranza regionale

La tensione in Medio Oriente non resta confinata alle analisi geopolitiche, ma si riflette direttamente nelle preoccupazioni di chi lavora con rotte, tempi e catene di approvvigionamento. A Milano, a margine dello “Shipping, Forwarding & Logistics meet Industry” al centro congressi di Assolombarda, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha inquadrato la situazione come una fase delicata per i flussi logistici, con timori che riguardano sia i carburanti sia il gas, pur precisando di non vedere un motivo per l’allarme generalizzato. Nella sua lettura, la logistica avrebbe una natura estremamente flessibile e, anche sotto pressione, tenderebbe a trovare percorsi alternativi e soluzioni operative, trasformando l’emergenza in un terreno di riorganizzazione.

Il riferimento a Genova è stato inevitabile, perché ogni scossone sui corridoi marittimi si traduce in ricadute potenziali sul porto e sulla sua capacità di gestire ritardi, deviazioni e accumuli di merce. Marco Bucci ha fatto sapere che la Regione mantiene contatti costanti con gli operatori del settore per monitorare, quasi in tempo reale, gli effetti delle tensioni internazionali. Nel quadro descritto dal presidente, alcune navi risulterebbero in attesa prima del transito nello stretto e questo starebbe bloccando carichi che dovranno poi essere instradati verso lo scalo più adatto quando sarà possibile riprendere il passaggio, in una dinamica definita in continua evoluzione. Per Bucci, insomma, gli inevitabili rallentamenti non azzerano il sistema, ma costringono il comparto a fare ciò che sa fare meglio, cioè riprogettare le scelte, redistribuire i flussi e individuare la rotta giusta al momento giusto, con la convinzione che la filiera, alla fine, riesca comunque a “trovare nuove vie”.

È proprio questa impostazione, però, ad aver innescato la reazione politica più dura. Il consigliere regionale Simone D’Angelo, esponente del Partito Democratico nel Consiglio regionale, ha attaccato il presidente sostenendo che le sue parole non sarebbero una semplice scivolata comunicativa, ma il riflesso di una cultura che guarda ai conflitti come a un mercato, fino a trattare la sofferenza come un fattore produttivo e la guerra come leva di business. Simone D’Angelo ha definito la lettura del governatore cinica e offensiva, arrivando a evocare lo “sciacallaggio” sul piano politico, e ha insistito sul fatto che, mentre si profilerebbero aumenti dei costi dell’energia e dei trasporti e si incepperebbero rotte strategiche, la Liguria avrebbe bisogno di un approccio opposto, fondato su una strategia concreta, su un confronto immediato con il governo e su misure straordinarie per tutelare famiglie, occupazione e sistema produttivo.

Sulla stessa linea si è collocato l’eurodeputato Brando Benifei, del Pd, che ha detto di leggere con sconcerto l’idea di presentare la crisi come un’occasione per la logistica. Nella sua replica, Benifei ha collegato lo scenario a un possibile aumento dei costi dell’energia con ricadute dirette su famiglie e imprese, e ha sottolineato che l’incertezza sul traffico merci, tra sospensioni e deviazioni di rotte, metterebbe a rischio la stabilità delle catene di approvvigionamento, colpendo in particolare un Paese manifatturiero ed esportatore come l’Italia. L’eurodeputato ha inoltre richiamato un quadro di tensioni internazionali più ampio e, citando anche gli attriti recenti tra Donald Trump e Pedro Sánchez, ha sostenuto che la volatilità dei mercati e l’incertezza economica globale renderebbero ancora più fuori luogo qualunque narrazione “opportunistica”. Per Brando Benifei, le vere priorità dovrebbero essere altre, a partire dal rafforzamento dell’autonomia energetica europea, dagli investimenti in sicurezza e cooperazione internazionale e dal sostegno alle imprese colpite dall’aumento dei costi, insieme alla tutela del potere d’acquisto delle famiglie.

Per Davide Natale, segretario regionale del Partito Democratico, e Matteo Bianchi, responsabile economia del PD, se Marco Bucci minimizza gli effetti del conflitto in Iran sulla logistica significa che la Regione si sottrae alle proprie responsabilità, lasciando senza tutela imprese, lavoratori e famiglie proprio mentre, a loro giudizio, si profilano rincari e ricadute pesanti sui porti e sull’economia ligure; per questo chiedono che la Regione si muova subito verso il governo per ottenere misure straordinarie a sostegno di portualità e logistica, richiamando anche l’allarme lanciato dal presidente dell’Autorità di sistema portuale Matteo Paroli.

«È indegno pensare che si possa trarre un profitto da una guerra ed è inaccettabile che a dirlo sia il presidente della Regione, quando in Iran e Medio Oriente si contano i morti civili per i bombardamenti su scuole e case. Bucci è uno sciacallo, se crede che per gli operatori della logistica si possano aprire nuove opportunità grazie ai conflitti esplosi negli ultimi giorni. La guerra porta solo distruzione, povertà e altra violenza. E quando a pagare sono bambini, donne e anziani, come sta succedendo in queste ore, le uniche parole ammissibili sono quelle per chiedere la fine delle ostilità»: Selena Candia, capogruppo regionale di AVS, esprime sdegno per le dichiarazioni odierne del presidente regionale Marco Bucci sulle “opportunità” legate ai recenti scenari di guerra.

Alla raffica di critiche si è aggiunta anche la presa di posizione del Movimento 5 Stelle, con il capogruppo regionale Stefano Giordano che ha definito “indecente” e “drammaticamente superficiale” sentire il presidente della Regione parlare della guerra come di una possibile opportunità per gli imprenditori della logistica. Per Stefano Giordano la guerra non è mai un’occasione, ma “sangue e tragedia”, e ridurre un conflitto a business significherebbe normalizzare una logica che lui respinge, arrivando a paragonarla, per toni e impostazione, alla retorica attribuita a Donald Trump. Nelle sue parole, oltre alle conseguenze economiche e ai blocchi commerciali che possono incidere su porti e sistema produttivo ligure, peserebbe anche il rischio di una escalation militare, con una paura che, sostiene, è diffusa tra molti cittadini per il futuro delle nuove generazioni; da qui l’impegno annunciato a contrastare questa impostazione e a chiedere una politica orientata a fermare i conflitti, difendere il diritto internazionale e proteggere cittadini e imprese.

Sul fronte opposto, intanto, i capigruppo di maggioranza in Consiglio regionale hanno respinto l’accusa di cinismo e strumentalizzazione, sostenendo che le parole di Marco Bucci sarebbero state travisate. A intervenire sono stati Rocco Invernizzi di Fratelli d’Italia, Matteo Campora di Vince Liguria, Sara Foscolo della Lega, Marco Frascatore di Orgoglio Liguria – Bucci Presidente, Carlo Bagnasco di Forza Italia e Giovanni Boitano di Noi Moderati, che hanno ricostruito il senso dell’intervento del governatore come una constatazione della flessibilità della logistica e un auspicio perché la capacità degli imprenditori riesca a limitare ricadute più gravi per l’economia ligure e nazionale. Nella loro versione, non ci sarebbe alcun invito a considerare la guerra un’opportunità da desiderare né alcuna esaltazione dei conflitti, ma soltanto fiducia nella capacità del comparto di trovare soluzioni operative anche nelle fasi più critiche.

Lo scontro, al di là dei toni, fotografa un punto politico preciso: da un lato Marco Bucci rivendica un approccio di vigilanza e adattamento, convinto che la logistica sappia riorganizzarsi anche quando la crisi cambia le regole; dall’altra la minoranza in Regione contesta l’impostazione e chiede una risposta istituzionale che metta al centro l’impatto immediato su costi, lavoro e vita quotidiana, evitando qualunque lettura che, anche solo per suggestione, possa sembrare una normalizzazione del conflitto.


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